Chi siamo

La collaborazione

Siamo Silvia e Martina. Ci siamo conosciute collaborando all’interno dell’equipe di psicologi del Dipartimento di Salute Mentale della ASL RM/D di Ostia.
Come professioniste condividiamo il valore della relazione e dell’incontro con l’altro all’interno del setting terapeutico e più in generale nelle nostre vite. Per tale ragione abbiamo scelto di impegnarci nella realizzazione dello Studio di PSICOLOGIA e PSICOTERAPIA “BUSSOLA & CLESSIDRA” in cui, oltre a lavorare individualmente, abbiamo l’opportunità di confrontarci e collaborare, integrando le nostre diverse esperienze formative e professionali.


“Decenni di ricerca indicano che la psicoterapia è un processo interpersonale nel quale una componente curativa essenziale è la natura della relazione terapeutica”
(Lambert e Barley, 2001)

Perchè la Bussola e la Clessidra?

Lo studio prende il nome da due strumenti di “navigazione”: la BUSSOLA e la CLESSIDRA.

                    

Il significato della rosa dei venti, o BUSSOLA, che indicando la direzione attraverso l’individuazione dei punti cardinali porta con sé il senso dello spazio, è quello della libertà (liberi come il vento), ma anche quello di ancoraggio alla strada di casa, in quanto strumento che serve ad orientarsi in vasti spazi, come il mare, dove non ci siano punti di riferimento. Essa racchiude il significato epistemologico del modello di riferimento, in quanto ogni individuo appartiene ad una specifica configurazione familiare, all’interno della quale può evolvere per individuarsi.

La CLESSIDRA è uno dei primi strumenti che l’uomo ha inventato per misurare il trascorrere del tempo. Essa può indicare un collegamento con la memoria derivata dal passato e dalle esperienze fatte nella corso della vita (“tempo sospeso”); può, al contrario, indicare lo scorrere del tempo, la transitorietà, il cambiamento inevitabile, il veloce passaggio della vita, la ricorrenza ciclica della vita e della la morte, quindi la caducità della vita terrena (tempo contato e prossimo alla scadenza); ma può indicare anche, nel suo essere divisa in due, un certo significato di armonioso equilibrio delle cose presenti nell’universo. Il fatto che si ha la possibilità di rovesciarla significa che si ha l’opportunità di cambiare gli eventi e di invertire gli opposti.

L’approccio Sistemico Relazionale

 

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi.
(M.Proust)


La psicoterapia è un viaggio dentro se stessi, un percorso per comprendere le proprie difficoltà e la loro origine, per affrontare il disagio e superarlo smettendo di soffrire.

Fare PSICOTERAPIA SISTEMICA significa immergersi in una rete di idee, emozioni e persone significative. Essa si fonda su un modello che connette il mondo interno e il mondo esterno dell’individuo ponendo al centro dell’attenzione le relazioni che la persona crea interagendo con l’ambiente e con gli altri.

In un’ottica di complessità, il terapeuta tiene conto dei diversi punti di vista in scena, pone e si pone domande, insegna al paziente un modo nuovo di connettere le cose e le persone, gli eventi e i significati permettendogli di liberarsi da una rigida visione di sé e della realtà che lo circonda.

La terapia sistemica si rivela efficace per affrontare problemi individuali, di coppia e familiari.

Come funziona?

“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, che la diritta via era smarrita…”.

Così come tanti secoli fa accadde a Dante Alighieri, a moltissime persone capita, a un certo punto della loro esistenza, di sentirsi smarrite e avvolte dall’oscurità. E come fece il Sommo Poeta, che si affidò a Virgilio per addentrarsi nel proprio Inferno personale, in questi momenti di grande sofferenza può accadere di voler ricorrere a un aiuto terapeutico.

Ma che cosa ci si deve aspettare quando si chiede aiuto?

Un primo colloquio con il terapeuta può essere il punto di partenza per rispondere a questa domanda: l’incontro può offrire accoglienza, ascolto e comprensione e può essere il contesto ideale per chiedere spiegazioni e informazioni. A volte potrebbero essere utili ulteriori incontri di approfondimento proprio perché è solo sulla base di una adeguata comprensione della persona e del problema portato che è possibile fornire, a chi la richiede, una proposta di terapia “su misura” per lui. È inoltre importante che il progetto di terapia sia condiviso con la persona anche nei suoi aspetti pratici e concreti, in modo che questi possa fornire il suo consenso informato alla terapia. Inoltre, terapeuta e paziente possono definire insieme gli obiettivi del percorso e le modalità della sua realizzazione attraverso la formulazione di un “contratto terapeutico”, che può anche essere modificato in corso d’opera se, come spesso accade, durante la terapia dovessero emergere elementi nuovi.

La fase di pianificazione di un trattamento diventa per questo motivo centrale nella psicoterapia perché consente di ideare, seppur su base ipotetica, la strada che il/la paziente dovrebbe percorrere per raggiungere uno stato di benessere, le tappe da toccare per giungere alla sua meta, quindi i mezzi da utilizzare per arrivare alle singole tappe.
Quando pensiamo alla pianificazione di un trattamento ci viene in mente la pianificazione di un viaggio il cui territorio (il percorso terapeutico) è pressoché sconosciuto, ma che possiamo conoscere attraverso i mezzi che più facilmente ci consentono di esplorarlo sulla base delle sue caratteristiche specifiche.
Una buona pianificazione di questo viaggio prevede la definizione di una meta chiara da raggiungere al fine di ridurre nei viaggiatori (entrambi i protagonisti della psicoterapia, specialista e paziente, che si apprestano ad intraprendere questo cammino sconosciuto) il rischio di perdersi in quel territorio e ottimizzare al contrario le risorse e i tempi del viaggio. La meta è l’obiettivo concordato con il/la paziente durante il primo colloquio.

Non si esaurisce però in esso. Seppur l’obiettivo concordato non deve essere mai messo in secondo piano, abbinato a questo saranno presenti dei sotto-obiettivi, ossia quei traguardi intermedi che sono necessari per raggiungere la meta e dei meta-obiettivi, ossia quei progressi insiti in una psicoterapia evolutiva senza i quali probabilmente non è possibile godere appieno di questo viaggio e, soprattutto, assicurarsi che il cambiamento cercato resti costante nel tempo. Sono proprio questi meta obiettivi gli indicatori di trattamento attraverso i quali è possibile capire a che punto del tragitto ci troviamo. Ovviamente, nonostante una buona pianificazione del viaggio, sappiamo che un grado di incertezza rimarrà sempre. Purtroppo, i fattori che incidono sui tempi e sulla qualità dell’itinerario sono molteplici e incontrollabili, perché attengono anche alle scelte dell’altro viaggiatore, per cui sarebbe illusorio e ingenuo pensare di avere in tasca la soluzione. A fronte di ciò sappiamo però che un viaggio ben pianificato consente di ridurre i tempi di attesa e i margini di errore, e garantisce ai viaggiatori la possibilità di affermare, parafrasando M. Erickson, che “non ci vorrà un giorno di più di quello che è necessario”.

Gli ideali

La promozione di un lavoro di rete tra individui e gruppi privati e pubblici del territorio, la costante possibilità di confrontarsi tra colleghi, la formazione e l’aggiornamento continui sono gli ideali ai quali si ispira l’attività del centro.