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“Non si può risolvere un problema con la stessa mentalità che lo ha generato”
Albert Einstein

Quanto pesa la felicità?

Quanto pesa la felicità?


“Non avrò mai più fame… Avevo tredici anni e avevo smesso di crescere.
Non crescerò più – mi ero detta. Non mangerò che il necessario. Quello che serve per sopravvivere”.

“Piccola” – Geneviève Brisac

“Una volta ero piccola, ero senza parole. Ero piccola e senza parole.
Una volta ero molto leggera, pesavo pochi chili.
Una volta c’erano solo tre o quattro chili di me, solo pochi chili di me, solo pochi chili avevano il mio nome”

“Ossicine” – Mariangela Gualtieri

“Fin da bambina, Ida aveva sentito di non meritare tutti i privilegi e i benefici offertile dalla famiglia perchè le era sembrato di non essere sufficientemente brillante. Le venne in mente un’immagine: lei era come un passerotto in una gabbia dorata, troppo insignificante e semplice per la sua casa lussuosa, ma anche privata della libertà di fare quello che veramente avrebbe voluto”
“La gabbia d’oro” – Hilde Bruch

Anoressia. E’ così che chiamiamo la loro malattia. Ma la loro sofferenza che nome ha?
Nell’anoressia, infatti, la “forma” del disagio, o il “linguaggio” con cui il sintomo parla, si esprime attraverso il corpo.
Ascoltare e far emergere questo “urlo” di dolore può aiutare a rivelare cosa voglia dire effettivamente alla famiglia una persona anoressica: perché il malessere di una ragazza colpita da questa malattia è un malessere comune della famiglia, che ella però giudica solo suo.
Gli incontri ad orientamento sistemico-relazionale coinvolgono la famiglia del paziente designato e, ove possibile e necessario, le famiglie di origine, al fine di andare alla ricerca della radice profonda che ha nel tempo scatenato il sintomo. L’intervento psicologico rivolto all’intero sistema familiare aiuta i genitori a riappropriarsi dei propri strumenti e delle risorse emotive e di sostegno di cui spesso pensano di non essere più in possesso. Permette inoltre alla famiglia di iniziare a leggere correttamente il linguaggio di un sintomo che può arrivare ad essere devastante per tutti.
L’assunzione del linguaggio del corpo nel linguaggio della terapia finisce per dilatarsi a co-creare una lingua comune di quel nuovo corpo che è il sistema terapeutico. Ed è questa lingua comune che, per riprendere la metafora anoressica, può diventare lingua di nutrimento e di sviluppo.

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